La Russia non sta moltiplicando soltanto provocazioni e pressioni lungo il fianco orientale dell’Unione europea, ma sta mettendo alla prova la capacità dell’Europa di difendere i propri confini, i propri cittadini e la propria sicurezza. Ad affermarlo è la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando a Vilnius, accanto ai presidenti di Lituania, Estonia e Lettonia, dopo gli ultimi incidenti con droni nello spazio aereo baltico: “Non si tratta di incidenti isolati. È una strategia deliberata della Russia per cercare di destabilizzare le nostre società democratiche”, ha dichiarato la presidente della Commissione UE.
Il presidente lituano Gitanas Nausėda, padrone di casa del vertice con l’estone Alar Karis e il lettone Edgars Rinkēvičs, ha rilanciato la richiesta dei Paesi baltici: la solidarietà europea resta importante, ma “le sole parole non bastano più” e l’UE deve passare ad “azioni rapide e concrete”.
La presidente della Commissione europea è arrivata martedì 26 maggio a Vilnius per un incontro con i tre presidenti baltici, convocato dopo una serie di allarmi e incidenti con droni che hanno aumentato la pressione sulla regione. La settimana scorsa la Lituania ha emesso un’allerta aerea nazionale dopo l’individuazione di un drone vicino al confine con la Bielorussia, con l’attivazione della missione NATO di pattugliamento aereo del Baltico. Le autorità hanno sospeso temporaneamente voli e trasporti, mentre cittadini e rappresentanti istituzionali sono stati invitati a cercare riparo nei rifugi.
L’episodio, avvenuto lo scorso 20 maggio, ha suscitato forte preoccupazione nel Paese. Il presidente Gitanas Nauseda e il primo ministro Inga Ruginiene sono stati portati in rifugi di emergenza in seguito all’allerta aerea, che ha ordinato alla popolazione della città di mettersi al riparo. I voli sono stati sospesi e il traffico stradale e ferroviario si è interrotto per un breve periodo. L’allerta è stata poi successivamente revocata, ma ha spinto la premier lituana Inga Ruginienė a chiedere, al termine di una riunione della Commissione per la sicurezza nazionale, che i comuni saranno ora tenuti a garantire che i rifugi rimangano accessibili 24 ore su 24. Non solo, il ministero della Difesa nazionale lituano ha pubblicato una guida dettagliata per i cittadini che spiega i diversi livelli di minaccia che possono essere indicati negli avvisi di allerta antiaerea.
La notizia è giunta il giorno dopo che l’Estonia aveva dichiarato che la NATO aveva abbattuto un drone sul suo territorio, sospettando che si trattasse di un velivolo senza pilota ucraino deviato dalla sua traiettoria da interferenze elettroniche russe.
Von der Leyen denuncia la strategia della tensione di Mosca
Al termine del vertice, von der Leyen, Nausėda, Karis e Rinkēvičs hanno tenuto una conferenza stampa congiunta centrata sulle minacce ibride attribuite alla Russia, sulla sicurezza dello spazio aereo baltico e sulla necessità di rafforzare rapidamente le capacità europee di sorveglianza, difesa aerea e contrasto ai droni lungo il fianco orientale dell’Unione.
Nel suo intervento, von der Leyen ha presentato la situazione dei Baltici come un anticipo di ciò che potrebbe riguardare l’intero confine orientale europeo. “Le persone nei Paesi baltici stanno vivendo ciò che molti pensavano appartenesse a un’altra epoca: allarmi aerei, famiglie nei rifugi, scuole chiuse, trasporti interrotti”, ha affermato. “Questa è la realtà al confine orientale dell’Europa nel 2026. Oggi è qui, domani sarà altrove lungo il confine orientale”.
La presidente della Commissione ha poi collegato questi episodi alla più ampia strategia russa di pressione ibrida, paragonandola all’uso dei migranti come strumento di destabilizzazione alle frontiere dell’UE.
“Quando gli Stati baltici vengono messi alla prova – ha affermato la presidente della Commissione UE – è l’Europa nel suo insieme a essere messa alla prova”, ha dichiarato von der Leyen, assicurando la “piena solidarietà e unità” dell’Unione con Estonia, Lettonia e Lituania. La presidente della Commissione ha elogiato la “resilienza” delle popolazioni baltiche, sostenendo che la risposta della regione è stata fatta di calma, responsabilità e di un messaggio chiaro alla Russia: “Prevarremo”.
Servono capacità operative
Il presidente lituano Nausėda ha però chiesto che questa solidarietà si traduca in capacità operative. Secondo il capo dello Stato lituano, gli incidenti registrati nello spazio aereo della Lituania e degli altri Paesi baltici “non sono provocazioni isolate o eventi casuali”, ma una conseguenza diretta dell’aggressione russa contro l’Ucraina e un ulteriore promemoria di quanto la guerra sia vicina al confine orientale dell’UE.
Secondo Nausėda, la regione è esposta non solo a droni e interferenze elettroniche, ma anche a campagne coordinate di disinformazione, false accuse russe e minacce di sabotaggio contro infrastrutture critiche.
“I cieli sopra gli Stati baltici oggi non sono sufficientemente sicuri”, ha detto il presidente lituano.
“Apprezziamo il chiaro messaggio di solidarietà che la Commissione europea ha inviato agli Stati baltici. Tuttavia, le sole parole di solidarietà non bastano più. L’Europa deve agire rapidamente e concretamente”, ha ammesso il presidente lituano.
La stessa richiesta di trasformare la solidarietà in strumenti concreti è stata sostenuta anche dagli altri presidenti baltici presenti a Vilnius. Il presidente lettone Edgars Rinkēvičs ha sottolineato che, con il proseguire della guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, “le sfide alla sicurezza lungo il confine orientale dell’UE stanno aumentando”.
Per Riga, il rafforzamento della sicurezza e della protezione civile, la tutela del benessere delle società di frontiera e il mantenimento dell’attività economica nelle regioni esposte sono ormai “compiti prioritari” per dimostrare in modo chiaro la posizione unitaria dell’Unione. Il messaggio lettone allarga dunque il dossier oltre la sola difesa militare: sicurezza, protezione civile, coesione sociale e tenuta economica delle aree di confine diventano parti dello stesso problema strategico.
Secondo la presidenza lettone, i tre presidenti baltici hanno concordato sulla necessità che queste priorità si riflettano sia nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’UE 2028-2034 sia nei programmi immediati di sostegno europeo.
L’importanza di SAFE per il fianco orientale della NATO
La richiesta baltica riguarda anzitutto l’accelerazione dell’Eastern Flank Watch, l’iniziativa europea per rafforzare sorveglianza, difesa aerea, capacità anti-drone, mobilità militare e consapevolezza situazionale lungo il fianco orientale. Nausėda ha chiesto anche un rafforzamento urgente della European Drone Defence Initiative, sostenendo che gli incidenti delle ultime settimane dimostrano come l’Europa non possa più permettersi ritardi nella risposta a nuove forme di minaccia. Servono, ha spiegato, radar moderni, sensori, sistemi di intercettazione e coordinamento regionale più stretto.
Von der Leyen ha risposto rivendicando gli strumenti già messi in campo dalla Commissione. I Paesi baltici, ha ricordato, riceveranno ulteriori 12 miliardi di euro attraverso SAFE, lo strumento europeo per rafforzare la prontezza della difesa. La Commissione, ha aggiunto, ha già firmato il piano SAFE della Lituania ed è pronta a fare lo stesso con Estonia e Lettonia. La presidente dell’esecutivo UE ha inoltre richiamato sedici nuovi progetti sotto le “European readiness flagships”, dall’Eastern Flank Watch allo European Air Shield, sottolineando anche il contributo delle imprese baltiche nei settori della cyber-difesa e dei sistemi anti-drone.
Un passaggio rilevante riguarda l’uso più flessibile della politica di coesione. Nella revisione intermedia, ha detto von der Leyen, Bruxelles ha aperto “per la prima volta” i fondi di coesione a spese legate alla difesa, riorientando 1,5 miliardi di euro nei Paesi baltici verso preparazione alla difesa, sorveglianza delle frontiere e sicurezza economica. È un segnale politico importante perché collega la sicurezza del fianco orientale non solo alla difesa militare in senso stretto, ma anche alla resilienza territoriale delle regioni di frontiera, che chiedono maggiore attenzione nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione.
La presidente della Commissione ha insistito anche sulla necessità di colmare le lacune nella preparazione europea. Gli incidenti, ha osservato, hanno esposto vulnerabilità che non riguardano solo i Baltici. Per von der Leyen, la preparazione deve diventare il principio organizzativo della resilienza delle società europee, delle politiche economiche e dell’architettura di sicurezza. Gli Stati membri orientali, ha aggiunto, “stabiliranno gli standard”, perché ciò che stanno vivendo oggi potrebbe essere affrontato domani dal resto dell’Europa.
Von der Leyen ha anche parlato dell’integrazione dell’Ucraina nella strategia industriale europea per la difesa. Secondo la presidente della Commissione, l’esperienza maturata da Kyiv sul campo di battaglia sta contribuendo all’adattamento delle capacità europee. “È nel nostro interesse strategico approfondire il coordinamento sulle tecnologie di difesa di nuova generazione”, ha affermato, spiegando che l’obiettivo è produrre “di più, meglio e in modo più intelligente”. In questa lettura, l’Ucraina non è solo destinataria del sostegno europeo, ma diventa parte dell’ecosistema industriale e tecnologico necessario a colmare i ritardi dell’Europa rispetto alle minacce russe.
Il quarto elemento indicato da von der Leyen è la necessità di un protocollo europeo per le crisi ibride. Attacchi cyber, interferenze straniere, disinformazione e sabotaggi, ha osservato, sono ormai fenomeni ricorrenti. Gli Stati membri colpiti da questo tipo di minacce dovrebbero poter contare su una mobilitazione rapida di tutti gli strumenti disponibili dell’UE. “La deterrenza è la migliore strategia per preservare la pace”, ha concluso la presidente della Commissione, invitando l’Europa a restare vigile e unita.

